Con un’ampia riflessione dedicata a Giacomo Leopardi dal critico letterario Vincenzo Guarracino è iniziato l’ottavo ciclo degli incontri di letteratura Il dolce rumore della vita, organizzati dall’associazione culturale “Isole nel sapere” e dal nostro istituto, con il contributo di Comune di Pistoia, Associazione Teatrale Pistoiese e Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.

La manifestazione si inserisce tra le attività che fanno parte dei Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento, e, come tale, è seguita da studentesse e studenti delle classi 4Al, 4Cl, 4Dl, 4El, che si impegnano nel promuovere e documentare gli incontri, dei quali curano anche l’accoglienza al teatro Bolognini. I ragazzi sono seguiti dai professori Domenico Izzo e Giuseppe Grattacaso, che è anche il curatore della manifestazione fin dalla prima edizione.

Questa l’intervista a Vincenzo Guarracino  realizzata dalle studentesse Giulia Briganti, Camilla Lunghi di 4Al, Martina Sciacchitano di 4Cl e Aurora Bellini di 4El, al termine del primo incontro dal titolo L’Infinito spiegato a mia figlia. Le foto di questo articolo sono di Martina Benelli e Luisa Morelli di 4Dl e di Simone Arancio e Alessandro Sorcinelli di 4Cl

Com’è diventato critico letterario? Cosa l’ha colpita a tal punto da decidere di fare questo tipo di lavoro?
Fin da piccolo ho sognato di dedicare la mia vita alla scrittura, in seguito ho iniziato la mia carriera come critico letterario facendo l’insegnante: attraverso la lettura ho sentito il bisogno di approfondire ciò che leggevo. In particolare, mi sto dilettando nella scrittura della biografia di Leopardi, di cui mi ha colpito principalmente l’incisiva semplicità della sua opera e il vertiginoso fascino di una poesia soprattutto: l’Infinito. Tali caratteristiche sono frutto del tempo e dell’attenzione che lui ha speso nel portare a perfezione e rendere più facilmente fruibile il testo.

È sempre stato un appassionato di Leopardi, anche quando lei era uno studente?
A scuola, Leopardi non mi è stato insegnato nel modo corretto, quindi ho sentito la necessità di trasmettere al pubblico ciò che i miei insegnanti non sono riusciti a fare con me. All’epoca il mio amore non era per Leopardi, ma per Quasimodo e Cesare Pavese e in effetti il mio primo stipendio da insegnante l’ho usato per comprare le edizioni complete di quest’ultimo.

Nelle opere di Leopardi, possiamo ritrovare qualcosa legato alla società di oggi?
Leopardi, durante la sua vita, subì una delusione amorosa, che lo portò a rifiutare la compagnia altrui, rinchiudendosi in una perenne meditazione. Questo suo “lock-down” volontario può essere ricondotto alla nostra situazione attuale: in entrambi i casi, si ricerca un orizzonte di libertà. Durante il periodo di depressione si cerca la felicità attraverso il contatto con l’esterno: per Leopardi erano le lettere scambiate con amici, oggi questa via di fuga è rappresentata dai social. 

 

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